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Blitz dei carabinieri tra Taranto, Bari e BAT

Pubblicato | da Redazione

Blitz dei carabinieri del Ros nelle province di Taranto, Bari, Barletta-Andria-Trani e in altre località del territorio nazionale, un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa su richiesta della Procura distrettuale antimafia di Lecce.

Nella rete dell’operazione “Lampo” è finita una presunta frangia della sacra corona unita i cui componenti sono indagati per traffico di stupefacenti, estorsione, danneggiamenti e ad altri reati – come si evince nel comunicato di convocazione della conferenza stampa  dei carabinieri di Taranto –  Contestata l’associazione di tipo mafioso. Nel corso delle indagini sono emersi, tra le altre cose, collegamenti con una cosca ‘ndranghetista ed infiltrazioni nel mercato tarantino della vendita dei prodotti ittici. L’organizzazione criminale gestiva delle società nel settore intestate a prestanome ed aveva acquisito una posizione di privilegio utilizzando metodi mafiosi per fare piazza pulita dei concorrenti.

L’organizzazione nel 2015 avrebbe tentato il grande salto in politica sostenendo un candidato tarantino in occasione del rinnovo del Consiglio Regionale della Puglia. L’operazione, però, non è andata a buon fine per la mancata elezione del prescelto (ignaro, non coinvolto nell’inchiesta). Chiara la volontà di elevare il livello di pervasività del gruppo attraverso un referente politico. I particolari delle indagini e del blitz “Lampo”, eseguito stamattina, sono stati forniti in una conferenza stampa svoltasi nella sede del Comando provinciale dei carabinieri di Taranto cui hanno partecipato il Col. Andrea Intermite, comandante Provinciale dei carabinieri di Taranto; il Ten. Col. Giovanni Tamborrino, comandante del Reparto Operativo del Comando Provinciale CC di Taranto; il Ten. Col. Gabriele Ventura, comandante della Sezione Anticrimine di Lecce e il Cap. Nicola Leone, comandante della Compagnia CC di Massafra.

Di seguito il resoconto fornito ai giornalisti: “I Carabinieri del R.O.S., supportati da quelli dei Comandi Provinciali di Taranto, Bari e Pavia, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere e di sequestro preventivo di beni, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Lecce su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di tredici persone, ritenute responsabili di appartenere, a vario titolo, ad un’associazione per delinquere di stampo mafioso finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti, danneggiamento e rapina con l’aggravante del metodo mafioso, detenzione illecita di armi da fuoco, trasferimento fraudolento di valori.

I provvedimenti (undici di custodia cautelare in carcere, uno di arresti domiciliari ed un obbligo di presentazione alla P.G.) scaturiscono da un’attività investigativa avviata nel mese di ottobre 2014 dal R.O.S. con il supporto dei carabinieri di Massafra nei confronti di un gruppo criminale  associato alla Sacra Corona Unita e operante nella città di Massafra (TA) e nei comuni limitrofi. L’organizzazione era capeggiata da Cataldo Caporosso, già condannato con sentenza irrevocabile per il reato di associazione per delinquere di stampo mafioso. Caporosso era legato al noto boss calabrese Umberto Bellocco, vecchio patriarca della “’ndrangheta”, a capo dell’omonima cosca di Rosarno (RC), da sempre ai massimi vertici del sodalizio, nonché egli stesso tra gli storici fondatori della Sacra Corona Unita.

Le indagini hanno permesso di attualizzare l’operatività di Caporosso in seno al sodalizio criminale pugliese e di dimostrare come lo stesso fosse stato investito con il grado di “padrino”, ruolo che gli ha consentito di rivestire il ruolo di referente criminale della consorteria calabrese nel territorio tarantino, con lo specifico mandato di curarne la gestione operativa oltre a quella commerciale ed economica. Nel corso delle indagini sono emersi chiari ed inequivocabili elementi in ordine all’esistenza di un sodalizio criminale tipicamente mafioso, influente sul territorio di Massafra e sulle aree limitrofe.

Di particolare interesse, relativamente alla capacità intimidatrice del sodalizio il tentativo di fornire sostegno elettorale, in occasione del rinnovo del Consiglio Regionale della Puglia nell’anno 2015, ad un candidato tarantino (ignaro e non coinvolto nell’inchiesta, ndr) risultato poi non eletto in quelle consultazioni amministrative, con il chiaro intendimento di poter elevare il livello di pervasività del gruppo attraverso un potenziale referente politico; il ricorso ad azioni violente di danneggiamento e rapina all’interno del mercato ittico di Taranto, finanche ricorrendo ad una motosega di grosse dimensioni per cagionare danni al magazzino per la vendita di prodotti ittici di una società, a seguito dei dissidi sorti tra Caporosso e un altro indagato. Caporosso è intervenuto anche nei confronti di alcuni imprenditori per incidere nel rapporto di lavoro di una conoscente ricorrendo alla propria influenza criminale.

Nel corso del procedimento sono emerse, inoltre, fonti di prova utili a dimostrare collaborazioni e contiguità criminali tra il gruppo riconducibile a Caporosso e quello diretto da Tommaso Putignano. In particolare è stata documentata l’esistenza di una fiorente attività di traffico e spaccio al dettaglio di ingenti quantitativi di cocaina, commercializzata da una fitta rete di pusher. I rifornimenti di droga avvenivano attraverso un altro gruppo criminale capeggiato da Riccardo Sgaramella, detto “Salotto” operante a Andria (BAT). L’organizzazione poteva contare anche su ingenti risorse economiche foraggiato proprio dagli introiti delle attività illecite poste.

L’indagine ha confermato l’elevato livello criminale raggiunto dal gruppo capeggiato da Caporosso nel territorio ionico e, anche in virtù dell’investitura ricevuta dal reggente della cosca di Rosarno, la capacità del gruppo da lui diretto di infiltrarsi nei settori economici più redditizi quale quello della compravendita di prodotti ittici nel capoluogo ionico, anche al fine di reinvestire i proventi delle attività illecite, intessendo relazioni criminali con altri esponenti della criminalità organizzata tarantina. Sulla scorta delle anzidette risultanze investigative e degli accertamenti patrimoniali condotti sul tenore di vita degli indagati e dei soggetti ad essi vicini rispetto ai redditi dichiarati, contestualmente all’esecuzione delle misure personali, il G.I.P., accogliendo le richieste degli inquirenti, ha disposto anche il sequestro preventivo di un’attività commerciale di onoranze funebri, quattro veicoli e diversi rapporti finanziari bancari e postali attivi, riconducibili al Cataldo Caporosso ed ai suoi familiari.