Salute
Ilva, alta tensione. Taranto torna a manifestare
Alta tensione per la vertenza Ilva. A Genova gli iscritti alla Fiom sono in presidio permanente all’interno dello stabilimento di Cornigliano. Una forma di protesta non condivisa da Fim e Uilm, contro la quale l’azienda ha presentato un esposto ai carabinieri denunciando l’occupazione della fabbrica e l’interruzione dell’attività produttiva. Domani nuova manifestazione a Genova con corteo che si concluderà sotto la sede della Regione Liguria. Nel pomeriggio il governatore Toti, il sindaco e il presidente dell’Autorità portuale incontreranno il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda sulla situazione di Cornigliano. Non è escluso che il Governo incontri anche i sindacati per discutere l’attuazione dell’accordo di programma. Giovedì 9 novembre 2017, invece, nuova riunione al Mise per discutere piano industriale e livelli occupazionali del nuovo proprietario Ilva. Come è noto Aminvestco ha confermato di voler assumere solo 10mila lavoratori a fronte degli oltre 14mila attualmente occupati.
Anche a Taranto domani è in programma una manifestazione. Non si tratta di un corteo sindacale, ma di un’assemblea spontanea di cittadini che si terrà simbolicamente dinanzi alla portineria D dell’Ilva. L’iniziativa fa seguito all’incontro svoltosi al rione Tamburi. “Continueremo ad ascoltarci, a confrontarci – si legge sulla pagina Facebook dell’evento – e ad informarci su quanto subiamo tutti da troppo tempo, individuando responsabili e possibili soluzioni. Vederci sotto alla Fabbrica potrà essere una straordinaria occasione per unirci con i suoi lavoratori in una battaglia comune per tutelare salute, territorio, salari e occupazione per tutti. L’appuntamento è nel piazzale antistante la portineria D“.
La manifestazione vuole imprimere un netto cambiamento alla politica del Governo sull’Ilva. “No al Decreto del Presidente del Consiglio che dà l’immunità penale ai responsabili dell’inquinamento e porta al 2023 la possibilità di inquinarci, SI’ ad un accordo di programma che riscriva le sorti della città. Spegnimento delle fonti inquinanti, bonifiche ad opera dei lavoratori dell’Ilva e dell’indotto e riconversione del territorio”.
APPALTO ILVA: Preoccupazione anche per i lavoratori dell’appalto Ilva. L’argomento è stato al centro di un incontro tra l’on. Ludovico Vico (Pd) ed i segretari confederali di Cgil, Cisl e Uil e delle categorie che rappresentano i lavoratori dell’indotto e dell’appalto. “La salvaguardia dei posti di lavoro degli addetti negli appalti – scrive Vico in una nota – esige che sia affrontata nella trattativa in corso al Mise dalle organizzazioni sindacali metalmeccaniche (Fim, Fiom, Uilm e Usb) e AM Investco nell’espletamento dell’art.47. Impegnando lo stesso Mise ad acquisire dal subentrante che siano utilizzate tutte le imprese ed i loro dipendenti. Inoltre si rende necessario che il Mise, durante la trattativa in corso, incontri le rappresentanze sindacali degli appalti e dell’indotto. La complessità della trattativa in corso esige una forte ed unitaria strategia da parte dei sindacati dei lavoratori in tutti gli stabilimenti Ilva spa AS. Nessuno stabilimento del gruppo può ipotizzare percorsi singolari. La parola d’ordine resta una: “nessun licenziamento tra i diretti e tra i lavoratori degli appalti”.
Sullo stesso argomento interviene Alessandro Genovesi, segretario generale della Fillea Cgil nazionale. “Come giustamente sottolineato più volte da molte parti, il futuro dell’Ilva passa sia da un piano industriale in grado di valorizzare produzione e qualità sia da un serio piano ambientale che – all’interno e all’esterno delle aree industriali – adotti le migliori tecnologie e pratiche, con tempi certi e programmati. Queste sono le reali garanzie per difendere il massimo possibile dell’occupazione di tutti i lavoratori, comprese le migliaia di operai dell’indotto. Il piano industriale non riguarda infatti solo gli occupati diretti ma tutti i lavoratori, la qualità del risanamento ambientale riguarda la salute di tutti, le modalità con cui concretamente portare avanti la bonifica dell’area rimanda a quali imprese, quali professionalità, quali contratti collettivi applicare, quale organizzazione del lavoro, insomma ad un vero e proprio “piano industriale”, anche per questo aspetto non secondario della generale vertenza”.
“Considerando inoltre – continua Genovesi – che molti appalti sono in scadenza, a partire dalle manutenzioni edili, che la gestione commissariale ha già prodotto effetti e riorganizzazione dell’indotto, che gli acquirenti stanno riprogrammando attività e perimetri industriali con evidenti impatti sull’occupazione totale, chiediamo al Ministro Calenda di non trattare i lavoratori dell’indotto come lavoratori di serie B e di prevedere la convocazione di un tavolo specifico per tutto l’indotto affinchè tutti i lavoratori e i loro rappresentanti possano contribuire al confronto, categorie dell’edilizia, ma non solo, insieme alle Confederazioni” conclude il leader degli edili Cgil.