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Taranto, rifiuti nella gravina. Disastro ambientale bis per l’Ilva

Pubblicato | da Redazione

Un’altra ipotesi di disastro ambientale per l’Ilva di Taranto e per la famiglia Riva, già proprietaria dell’azienda siderurgica.

Sono 21 gli avvisi di conclusione indagine notificati dalla Procura della Repubblica di Taranto nei confronti di altrettante persone indagate a vario titolo per concorso continuato in disastro ambientale doloso, distruzione o deturpamento di belle naturali, getto pericoloso di cose, danneggiamento e deviazione di corso d’acqua, modificazione dello stato dei luoghi.

Secondo il sostituto procuratore Mariano Buccoliero, cui sono affidate le indagini, le persone coinvolte avrebbero consentito l’utilizzo, senza metterle in sicurezza, di alcune discariche abusive a cielo aperto di rifiuti pericolosi e non pericolosi di origine industriale lungo il lato sinistro della Gravina di Leucaspide in territorio di Statte.

I fatti contestati risalgono dal ’95 ad oggi. In questo arco di tempo sarebbero stati illecitamente smaltiti 5 milioni di tonnellate di rifiuti, con cumuli che avrebbero raggiunto l’altezza di 30 metri sul piano di campagna e che nel corso degli anni sarebbero stati oggetto di diversi smottamenti. Inoltre gli indagati non avrebbero effettuato le necessarie bonifiche creando, secondo l’accusa, un grave disastro ambientale ai danni delle acque pubbliche (superficiali e di falda), dei terreni demaniali e dei terreni privati e un grave pericolo per la pubblica incolumità.