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Malaria, Lorenzin: nessun allarme a Taranto. Ma è polemica sui controlli

Pubblicato | da Redazione

Inevitabile arriva la polemica anche sui casi di malaria scoperti in provincia di Taranto. Quattro braccianti nordafricani sono ricoverati nel reparto Infettivi del Moscati di Taranto. Risiedevano e lavoravano a Ginosa, estremo lembo occidentale della provincia ionica e qui, probabilmente, hanno contratto la malattia. Le loro condizioni sono buone, sono fuori pericolo, ma le autorità sanitarie sono impegnate a ricostruire le varie fasi del contagio per evitare l’insorgere di nuovi focolai.

IL MINISTRO LORENZIN – Secondo il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin non c’è alcun allarme. Lo ha dichiarato a margine della cerimonia del 25esimo anniversario del riconoscimento Irccs alla Fondazione Santa Lucia. Restano i dubbi sulla provenienza delle zanzare che hanno provocato la malattia. Potrebbe trattarsi di insetti autoctoni, ma con più probabilità di “zanzare da valigia”, cioè giunte in Italia da altre zone. A chiarire l’interrogativo saranno gli esiti degli esami dell’Istituto Zooprofilattico e dell’Istituto superiore di sanità. Il livello di attenzione resta alto anche perchè in Francia sono stati individuati due casi di zanzare anofele autoctone.  Il ministro ha rivolto l’invito agli enti locali a prestare massima attenzione alle disinfestazioni delle zanzare, “un tema non secondario”, soprattutto a seguito dei cambiamenti climatici in atto.

LA POLEMICA DEL SAP – Ma di fronte a questi appelli, c’è chi parla apertamente di responsabilità delle autorità italiane “Non mi stupisce che proprio a Taranto, città incredibilmente impegnata negli ultimi anni con l’emergenza sbarchi, vi siano casi di malaria. In Italia, contemporaneamente alla crescente ondata di sbarchi di migranti, sono apparse malattie debellate 70 anni fa. Non è ovviamente colpa di questa povera gente, ma del fatto che nel nostro Paese i controlli sono sommari e non esiste un’efficace cintura sanitaria”. Questo il commento di Gianni Tonelli, segretario generale del Sindacato autonomo di polizia (Sap). “Con questo flusso di arrivi dall’Africa – spiega ancora Tonelli – non è difficile pensare che queste malattie arrivino in Italia, e non basta una semplice profilassi considerando che anche una zanzara tigre può fungere da vettore. Servirebbero misure sanitarie e controlli maggiori, per volontari, addetti ai lavori e operatori di Polizia che, ad oggi, sono dotati solo di una mascherina anti alito che non serve a nulla se non ad illudersi”.

INTERROGAZIONE DELL’ON. VICO – Sul caso interviene anche l’on. Ludovico Vico (Pd) che ha rivolto un’interrogazione a risposta in commissione al ministro della Salute chiedendo di conoscere quali iniziative il Governo “intenda assumere per supportare le istituzioni sanitarie locali al fine di approfondire i suddetti casi di malaria ed effettuare una capillare azione di prevenzione nei confronti di una malattia che in questi comprensori evoca grandi preoccupazioni”. Il parlamentare ionico ricostruisce i termini della vicenda. “I quattro – scrive – risulterebbero essere nel nostro Paese da circa due mesi e il tempo di incubazione della malaria va da 15 giorni ad un mese. Ne consegue, quindi, secondo quanto affermato dal direttore Generale della ASL di Taranto, che la malattia sia stata contratta in Italia. La malaria, com’è noto, si contrae attraverso la puntura di zanzare “Anopheles”, solitamente non presenti in Italia, ed è quindi evidente che va svolto un approfondito accertamento sulle condizioni di lavoro in cui si trovavano questi migranti e anche nel comprensorio nel quale hanno lavorato”.