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Il Parlamento Europeo bacchetta Eni e Ilva: più dialogo con Taranto

Pubblicato | da Michele Tursi

Due giorni di viste, incontri, confronti. Non solo denuncia dei problemi di carattere ambientali e sanitari derivanti dalla presenza a Taranto della raffineria Eni e dello stabilimento Ilva, ma soprattutto ascolto del territorio, delle sue aspettative, delle proposte di sviluppo alternativo alle grandi industrie che devono dialogare e informare di più le popolazioni. Questo il primo bilancio della visita della Commissione Petitions del Parlamento europeo scaturita dalle iniziative di Legamjonici (sull’Eni), di PeaceLink sull’Ilva.

La Commissione ieri ha visitato lo stabilimento Ilva e oggi la raffineria Eni. Al termine l’incontro con la stampa in prefettura. Della delegazione facevano parte gli europarlamentari: Cecilia Wikström (Alde, Sv) presidente, Angela Vallina De La Noval (Gue/Ng, Es), Josep-Maria Terricabras (Greens/Efa, Es), Aldo Patriciello (Ppe, It), Andrea Cozzolino (S&D, It), Eleonora Evi (Efdd, It). L’ufficio stampa del Parlamento europeo in Italia ha diffuso una nota stampa finale. “Nella due giorni – si legge – la delegazione ha incontrato i cittadini che hanno presentato petizioni riguardanti i due impianti nonché le autorità locali, i sindacati, le agenzie per la protezione dell’ambiente, le parti sociali e le Ong. Sia per quanto riguarda l’Ilva che il progetto Tempa Rossa dell’Eni – ha sottolineato l’eurodeputata svedese Cecilia Wikstrom, presidente della delegazione e presidente della commissione Petizioni del Pe – la tutela della salute, la protezione dell’ambiente, la salvaguardia dell’occupazione e la promozione di una crescita sostenibile sono tutti fattori che devono andare mano nella mano e che non possono essere considerati come componenti separate. Studieremo tutti i documenti che abbiamo ricevuto e rifletteremo su quanto abbiamo visto e ascoltato in questi giorni, per stilare poi una relazione conclusiva della visita della delegazione dopo l’estate. Restiamo però convinti di una cosa: l’unica strada per un futuro sostenibile e per cambiare la situazione ambientale e sanitaria a Taranto passa per un maggiore e migliore dialogo con i cittadini. Sarà necessario renderli più partecipi delle decisioni che verranno prese perché tali decisioni li riguardano da vicino. Nello spirito della Convenzione di Aarus – ha concluso la Wikstrom – solo una piena partecipazione dei cittadini nei processi decisionali potrà aiutare a ristabilire la fiducia fra tutti gli attori coinvolti e a costruire un futuro migliore per Taranto.”

Ieri sera, l’on. Eleonora Evi e l’on. Rosa D’Amato, entrambi eurodeputati del Movimento 5 stelle, hanno tenuto un incontro con i cittadini proprio sui temi dello sviluppo economico, del futuro di Ilva e Eni. Ecco le loro dichiarazioni (GUARDA IL VIDEO)

Legambiente Taranto ha incontrato gli europarlamentari della Commissione Ue Petizioni. All’audizione hanno preso parte la Presidente, Lunetta Franco e Leo Corvace.

“La procedura di cessione dell’Ilva – afferma Legambiente – è stata caratterizzata dalla assoluta mancanza di trasparenza: non è ancora noto il Piano Ambientale, non è noto il Piano Industriale, gli interventi più importanti previsti dall’AIA risultano essere ulteriormente dilazionati sino al termine intollerabile del 2023 e senza alcun cronoprogramma che ne scandisca le fasi di realizzazione” ha dichiarato agli europarlamentari Lunetta Franco aggiungendo poi ” Non è noto neppure il piano di bonifiche e decontaminazione che sarà gestito dai Commissari governativi con le somme rivenienti dal sequestro effettuato dalla magistratura milanese alla famiglia Riva. Anche l’accordo tra AM INVESTCO e i commissari contiene solo indicazioni su una generica accelerazione degli interventi ambientali più rilevanti, ancora una colta senza indicare né scadenze né cronoprogramma degli interventi. La prevista riapertura dell’AIA con procedura accelerata preoccupa fortemente per la difficoltà che inevitabilmente i cittadini incontreranno per poter intervenire nel merito”.

Legambiente Taranto ha chiesto ai parlamentari europei che si impegnino per assicurare ai cittadini la massima trasparenza delle procedure a partire da questo momento e che espletino una rigorosa vigilanza sulle procedure per la concessione della nuova Aia richiedendo una accelerazione e tempi certi per gli interventi più urgenti, a partire dalla copertura dei Parchi minerali, altrimenti prevista per l’agosto del 2023. Legambiente ha ribadito la propria contrarietà ad un progetto, Tempa Rossa, che porta nuovo inquinamento oltre ad un incremento del rischio di incidente già più volte denunciato. Un progetto legato ad un modello di sviluppo fondato sullo sfruttamento di fonti fossili che non è più sostenibile.
A tale riguardo è intervenuto Leo Corvace sostenendo il NO dell’associazione al progetto e denunciando la scarsa affidabilità dell’ENI sul progetto di recupero dei VOC, la parte più volatile degli idrocarburi, dalle operazioni di carico/ scarico di greggio dalle navi. Con questo progetto l’azienda intenderebbe superare gli ostacoli costituiti dall’incremento di 36 tonnellate/anno di VOC previsti da Tempo Rossa. L”impianto di recupero vapori, secondo ENI , andrebbe ad eliminare 64 tonnellate/anno di VOC, quantità sensibilmente superiore alle citate 36 di Tempo Rossa. Per Leo Corvace si tratterebbe di un bluff: “Questo impianto rientra infatti tra le prescrizioni dell’AIA e quindi riferito alla intera movimentazione di greggio su navi. Alle 36 tonnellate/anno di Tempo Rossa occorre dunque aggiungere altre 42 tonnellate/anno di VOC per un totale di 78. I conti non tornano. Inoltre si tratta del terzo progetto di recupero vapori proposto dall’ENI. Il primo nel 2010, il secondo nel 2013, questo nel 2015. Ogni volta sono stati fatti passare per affidabili, salvo poi essere considerati inaffidabili dalla stessa azienda. Con il ministero dell’ ambiente a far passare ogni operazione per buona”.
Nella conclusione dell’incontro, cui hanno partecipato altre associazioni, la portavoce degli europarlamentari ha ripreso con enfasi quanto da noi denunciato in merito alla mancanza di trasparenza ed ha auspicato che cittadini e associazioni siano uniti nel richiederla con forza.

I rappresentanti di Peacelink, invece, durante l’incontro con la Commissione hanno consegnato un ampia documentazione, frutto del lavoro di Antonia Battaglia, Fulvia Gravame, Luciano Manna, Alessandro Marescotti, Piero Mottolese. Il “Position Paper” parte dalla conferma della maggiore tossicità delle polveri di Taranto per passare ai Wind Days, al rischio di ictus e infarto come rischio immediato delle polveri sottili, alla necessità di un osservatorio della mortalità aggiornato in tempo reale, all’impatto che le sostanze neurotossiche hanno sul quoziente di intelligenza dei bambini del quartiere Tamburi, alle nuove evidenze circa la presenza di naftalina nelle urine delle donne, al rischio che l’inquinamento degli altoforni possa generare nanoparticelle di magnetite che entrano nel cervello (come recenti studi confermano in altri siti inquinati) con il pericolo di processi degenerativi del sistema nervoso.

Peacelink parla del rischio magnetite e si sofferma sui picchi di diossina riscontrati nei deposimetri del quartiere Tamburi, sulla mancata bonifica dei pascoli e sulla mancata messa in sicurezza d’emergenza della falda superficiale e profonda sotto i parchi minerali dell’Ilva. “Un posto particolare  – sottolinea l’associazione – è riservato alla salute dei lavoratori Ilva, per i quali non vi è mai stata alcuna indagine complessiva basata sul registro dei lavoratori esposti alle sostanze cancerogene, registro di cui da tempo PeaceLink chiede l’attivazione in funzione di sorveglianza sanitaria, specie per gli operaio della cokeria”. Viene illustrata “l’aberrazione giuridica dell’immunità penale riservata a chi acquista l’Ilva, decretata dall’ultima legge salva-Ilva. Vi è poi una dettagliata elencazione delle norme europee non applicate a Taranto, contenute nelle direttive di cui si invoca l’effettiva applicazione e in virtù delle quali sono partite due procedure di infrazione per l’Ilva di Taranto. Infine è illustrato lo Studio Forastiere 2016, che aggiorna la situazione epidemiologica di Taranto e conferma il messo fra inquinamento industriale e compromissione della salute dei tarantini”. Scarica Il documento completo

[pdf-embedder url=”http://www.laringhiera.net/wp-content/uploads/2017/07/ILVA-2017-Position-Paper-Peacelink-1.pdf” title=”ILVA 2017 Position Paper Peacelink (1)”]