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Scoperto un traffico illecito di rifiuti

Pubblicato | da Redazione

 

L’azione è stata poretata a termine dei finanzieri di Taranto su disposizione della Procura di Lecce. I militari del Nucleo di Polizia Tributaria  hanno infatti eseguito un decreto di sequestro preventivo “per equivalente” (art. 321 c.p.p) di beni mobili, immobili e disponibilità finanziarie, per 390 mila euro, “nei confronti di una società con sede a Taranto esercente l’attività di fabbricazione di prodotti refrattari” spiegano dal comando ionico.

Il provvedimento cautelare, emesso dal gip del Tribunale di Lecce, su richiesta della Dda salentina, è il frutto dell’attività  di polizia giudiziaria condotta in collaborazione con l’Ufficio delle Dogane di Taranto. L’indagine  ha consentito di “interrompere un traffico di rifiuti pericolosi posto in essere dal titolare di fatto della società, il quale, tramite prestanomi ed altre aziende a lui riconducibili, realizzava illecitamente additivi non conformi alla vigente normativa in materia, destinati alla produzione di bitumi e materiale refrattario”.

Gli investigatori hanno accertato che questi additivi, ottenuti mediante la miscelazione non autorizzata di rifiuti speciali pericolosi (oli lubrificanti esausti, sostanze addensanti, pesticidi ed altri materiali solidi e liquidi di varia natura) venivano poi commercializzati sia in Italia sia  all’estero (Cina – Albania – India), mediante “presentazione di false dichiarazioni doganali”. Nel corso delle indagini, è inoltre emerso che la società indagata “finanziava interamente l’illecita attività avvalendosi dell’artificiosa qualificazione dei mattoni e cementi refrattari come “prodotti industriali brevettati”, pur non avendo conseguito in realtà alcun brevetto di specie”. Tutto ciò, secondo gli inquirenti avrebbe consentito alla società di attingere  ai contributi per l’innovazione tecnologica delle imprese stanziati dal Ministero dello Sviluppo Economico e dalla Regione Puglia, “per complessivi in 836 mila euro, bloccati con l’avvio delle procedure di revoca in conseguenza delle indagini in atto” . L’attività investigativa ha dunque consentito di denunciare all’Autorità Giudiziaria 6 persone, ritenute responsabili, a vario titolo, dei reati di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche (art. 640 C.P.), falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico (art. 483 C.P.), omessa denuncia di materie esplodenti (art. 679 C.P.), nonché di violazioni al D.Lgs. 152/2006 (Testo Unico in materia ambientale), con particolare riferimento al traffico illecito di rifiuti – art. 260) ed al D.Lgs. 504/95 (Testo Unico sulle Accise), nonché sottoporre a sequestro Kg. 1.565 di sostanze liquide sospette da sottoporre ad analisi.