Piani Alti
Vendita Ilva, nuovo rinvio. A Taranto cresce la preoccupazione
Il 30 giugno del 2016 era il termine fissato dal decreto del ministro Federica Guidi per la cessione dell’Ilva. Un anno dopo quella scadenza l’iter per la vendita degli impianti siderurgici subisce un nuovo rinvio. Come riportato dall’Ansa, la fine dell’istruttoria da parte dei commissari slitta a metà maggio e non prima della fine dello stesso mese è prevista l’attribuzione da parte del Ministero dello Sviluppo Economico.
La notizia ha creato preoccupazione e allarme soprattutto negli ambienti sindacali. Valerio D’Alò, numero uno della Fim Cisl di Taranto si “chiede se la cessione Ilva non percorra strade parallele a noi sconosciute dato che, a ridosso di eventi concomitanti di importanza nazionale, la stessa subisce prontamente dei rinvii.Come Fim ribadiamo da troppo tempo che uno stabilimento di quella portata debba essere condotto con le giuste competenze di chi sa fare siderurgia è che la fase di “traghettamento” di Stato debba segnare il passo. Rinviare per noi non vuol dire solo allungare questa fase di stallo, ma di conseguenza allontanare la realizzazione di ciò che a quello stabilimento e alla città di Taranto serve davvero: manutenzioni, ambientalizzazione, visione di rilancio per il sito e l’intera città. Una fabbrica ecocompatibile e una produzione sostenibile sono una scommessa su cui come Fim crediamo dall’inizio e, se metà maggio è un termine utile per terminare la fase istruttoria, che questa volta sia rispettato senza rinvio”.
Francesco Brigati della segreteria Fiom Cgil si sofferma sugli ulteriori rinvii che questa situazione comporta rispetto “ad importanti interventi di risanamento ambientale in Ilva che, al momento, risultano essere fermi. I lavori previsti dall’autorizzazione integrata ambientale sono pertanto, in attesa del completamento della procedura di cessione dei complessi aziendali del gruppo Ilva, ormai sospesi da tempo. I vincitori avranno, infatti, dal momento dell’aggiudicazione, 30 giorni per presentare il piano ambientale e richiedere la nuova Aia che sarà prescritta con il relativo DPCM. L’emergenza ambientale inoltre non può prescindere da una nuova valutazione del danno sanitario, considerando che nella valutazione effettuata in riferimento all’Autorizzazione Integrata Ambientale del 26 ottobre 2012, pur ottemperando a tutte le prescrizioni previste, ci sarebbero circa 12.000 residenti nei pressi della zona industriale esposti al rischio cancerogeno. Tale rischio risulterebbe pertanto ancora non accettabile, elevatissimo e non sopportabile da una comunità sofferente che ha bisogno di avere certezze per il proprio futuro. La Fiom Cgil ha più volte ribadito la necessità di elaborare una nuova valutazione del danno sanitario per accertare che, in relazione alle prescrizioni riportate nella nuova autorizzazione integrata ambientale realizzata sulla base del nuovo piano ambientale, ci sia una riduzione significativa del rischio cancerogeno a cui sono esposti i lavoratori e i cittadini residenti nella provincia di Taranto”.