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Diaspora tarantina, l’ultima frontiera del maggioritario: più candidati che elettori?

Pubblicato | da Angelo Di Leo

Ci sia concesso il paradosso ma la diaspora tarantina dà l’impressione che il numero dei candidati superi addirittura quello degli elettori.

Sette aspiranti sindaco già in corsa. Più o meno altri sette in arrivo, a meno di ripensamenti delle prossime ore. Data la media di due o tre liste per candidato e, calcolando 32 candidati consiglieri per lista, si arriva dritto a quota 1000 nella città in cui da dieci anni 80mila elettori su 170mila aventi diritto non votano più.
Una situazione che farebbe impallidire chiunque. Ma non Taranto dove nessuno dei partiti che hanno gestito la cosa pubblica negli ultimi venti anni ha prodotto una seria analisi su guasti, guai e risultati fisiologici nel rapporto, sfilacciato, tra Palazzi e cittadinanza.
Tutt’altro, questa astensione di massa rischia di alimentare ambizioni personali o di cordata, perché l’equazione pochi elettori-tanti candidati significa percentuale minima di sopravvivenza (dunque di elezione) agevole..
PER FARLA BREVE, l’astensione fa il gioco di chi ambisce per sé e solo per sé.
Il meccanismo elettorale, però, non premia sempre le corse solitarie (se velleitarie, inutile anche parlarne) ma le liste o le coalizioni tirate da forti personalità (sociali, elettorali, politiche, economiche).

Il passato insegna che non basta un exploit personale per scattare in Consiglio e non bastano liste infarcite di riempilista per strappare un seggio.

Le comunali sono una gara a sé, viziata dal clima sociale, dal personalismo, segnata dalla rete reale di relazioni trasversali, amicali e parentali, di sodalizio e di fratellanza. Ma è anche una gara da condurre a viso aperto a costo di esaltarsi o bruciarsi per sempre. La militanza non conta più, segue da anni il corteo funebre dei partiti. Il civismo, da par suo, vive di sfumature assai diverse fra loro.
Comunali come giungla di città in preda ai suoi spasmi.

Si aggiunga la frantumazione del centrosinistra (ridotto a pezzi da dieci anni di Amministrazione Stefàno), l’incapacità sostanziale del centrodestra di costruirsi un candidato in casa, l’incognita Cito (Mario), lo stand by Cinque Stelle e le perseveranti aspirazioni personali, ecco che la diaspora è servita con buona pace della vera necessità che Taranto denuncia: un progetto di lungo termine, frutto di una lettura reale del possibile accompagnata da una visione coraggiosa del futuro che costruire sarebbe un dovere per chiunque. Un piano di vedute largo, colto, semplice, fattibile.
Ma ci vuole coraggio per sostenere le cose elementari ed assumere posizioni auspicabili. In giro ne vediamo poco..
Ad esempio, non ci pare di ascoltare, in questi giorni, idee precise su questioni centrali come: Ilva, aree militari, Mar piccolo, coste, spiagge, commercio, edilizia, traffico..
Intanto, la toponomastica di questo labirinto elettorale consegna alle cronache (e chissà se la storia di almeno uno dei seguenti si occuperà..) Alfonso Alfano per i Disoccupati che stando ai numeri dell’Istat dovrebbero avere la maggioranza assoluta (?!), Rinaldo Melucci per il Pd e i suoi fratelli, Massimo Brandimarte con quel che resta degli stefaniani dopo il passaggio del ciclone Stefàno, Luigi Romandini che dopo anni di gestione dirigenziale sperimenta l’avventura politica, Stefania Baldassarre che dalla direzione del carcere a quella di un Comune potrebbe darci una speranza.. dimostrando che tra i due manufatti il passo non è poi così breve. Quindi Piero Bitetti, che lascia il Pd e col suo Progetto Taranto tenta di sfruttare l’abbrivio delle scorse regionali (primo dei non eletti nel Pd con exploit cittadino). Infine, Vincenzo Fornaro che impugna il bagaglio di Bonelli anche se il 2012 sembra molto lontano (l’aria è cambiata, anche se non sembra!).
E gli altri?
Potrebbero esserci il pro rettore Pagano, l’ex procuratore Sebastio, l’ex consigliera regionale Lemma. Già per le strade a fare proseliti c’è sicuramente Floriana De Gennaro, resta da capire se sarà candidata sindaco o leader di un movimento a supporto di una coalizione. E Cito? Sarà in gara con la lista At6 o suo figlio Mario a trascinamento di forze già in campo (e se fosse Salvini?).
Quindi, i Cinque Stelle che potrebbero battere un rigore a porta vuota, anche qui a Taranto. Ma corrono il rischio di gettare la palla fuori: troppo tempo e troppo caos per decidere chi dovrà batterlo rischiano di provocare i fischi del pubblico.