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Edilizia al collasso, persi 5mila posti di lavoro e salari per 33 milioni

Pubblicato | da Michele Tursi

Dal 2008 al 2016 in provincia di Taranto la massa salari in edilizia è passata da 68,6 a 35,3 milioni di euro. Le ore lavorate da 8,2 a 3,3 milioni; gli addetti del settore da 8551 a 3560, le imprese da 1353 a 730. Numeri drammatici (fonte Cassa edile) di una crisi senza precedenti che ha colpito in maniera durissima la “locomotiva” dell’economia. Ancora oggi però, l’industria delle costruzioni, con 4.452 imprese attive e 7.400 addetti registrati (fonte Camera di Commercio di Taranto –Rapporto Economia 2016), continua a garantire un importante contributo alla creazione di valore aggiunto e occupazione.

L’investimento in costruzioni, infatti, per la struttura stessa del settore, le molteplici interconnessioni con gli altri settori produttivi e il suo effetto moltiplicatore sulla filiera territoriale, è ritenuto una leva fondamentale di rilancio economico ed occupazionale. E su questo spinge il cosiddetto “Sistema Edilizia Taranto” che comprende l’Ance (costruttori), le organizzazioni sindacali Feneal Uil, Filca Cisl, Fillea Cgil, gli enti bilaterali Cassa Edile e Formedil Cpt che suggerisce un prontuario di interventi possibili per ridare slancio all’economia tarantina.

Tavolo per Taranto dicembre 2016Il settore lancia una sorta di “Taranto first” con riferimento agli appalti che saranno cantierizzati nei prossimi mesi nell’ambito del Contratto istituzionale di sviluppo (Cis). Le proposte sono contenute in una lettera al Ministro per la coesione territoriale e il mezzogiorno Claudio De Vincenti cui è affidato anche il tavolo del Cis che nei prossimi mesi sarà uno dei propulsori economici per le attività di riqualificazione, rigenerazione e rilancio dell’area di crisi ambientale tarantina.

Il documento, inviato anche al Presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, al Prefetto di Taranto, Donato Cafagna, ai consiglieri regionali, al presidente della provincia, al presidente della Camera di commercio  e ai sindaci dell’area di crisi ambientale (Taranto, Statte, Massafra e Crispiano), pone in evidenza quanto già previsto dal protocollo istitutivo del tavolo CIS che all’art. 9 sancisce che “al fine di favorire le ricadute economiche e sociali, le amministrazioni responsabili dell’attuazione del Piano degli interventi (…) si impegnano a introdurre modalità di coinvolgimento delle imprese residenti nella regione e nei territorio nei quali sono localizzati gli investimenti (…) al fine di ridurre gli effetti occupazionali negativi che insistono sull’intera provincia di Taranto (…) si impegnano a favorire, prioritariamente, l’impiego di lavoratori provenienti dal predetto bacino di crisi”.

Secondo i firmatari della lettera si tratta di interventi possibili previsti dalla legge, dal codice degli appalti e da precedenti accordi ad esempio stipulati in altre aree come avvenuto a Torino per la costruzione del nuovo palazzo della Regione. Interventi che facciano ricadere sull’economia locale gli effetti dei prossimi finanziamenti del Cis e dei cantieri che si apriranno. “In sostanza chiediamo che il nuovo modello di sviluppo per Taranto – spiega Paolo Campagna, presidente di Ance Taranto – venga reso tangibile cominciando proprio dalle imprese tarantine che rappresentano anche la più importante garanzia occupazionale per le maestranze locali”.