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Taranto, LIdl in piazza Ramellini. I commercianti dicono “NO”

Pubblicato | da Redazione

Una nuova polemica segnerà i prossimi mesi a Taranto e riguarda, ancora una volta, il commercio. A scatenare l’ennesimo coro di “NO”, dubbi e perplessità è l’arrivo in piena città di un nuovo competitor della media distribuzione. L’ex Upim di piazza Ramellini ospiterà un centro commerciale della Lidl. Secondo Confcommercio “è persa ogni speranza di veder atterrare nell’area di via Cesare Battisti un attrattore di valenza strategica per il rilancio del tessuto socio-economico del quartiere. L’ennesimo supermercato andrà ad occupare gli ampi locali dell’ex Upim in piazza Ramellini, con buona soddisfazione dell’Amat, proprietaria dell’immobile, interessata esclusivamente a risolvere i propri problemi di cassa. Un obiettivo economico al quale sono assecondate tutte le politiche dell’azienda municipalizzata, che da anni – attraverso la gestione dei parcheggi pubblici – incassa danaro senza poi investire nulla sul territorio e senza dare risposte ai bisogni della città”.

Fino al 2013 l’ex Upim è stato un parcheggio, abbandonato dall’Amata causa degli alti costi di adeguamento alle normative vigenti. Secondo Confcommercio “sarebbe questo il motivo per il quale l’Amat avrebbe dirottato la funzione d’uso sulla destinazione commerciale, facendo mettere a bando il fitto di oltre 8 mila metri quadri. Un noto discount occuperà una parte di questa metratura, il piano terra ed il primo piano, ciò comporterà un ulteriore appesantimento del traffico della zona, già soffocato su via Cesare Battisti dall’incolonnamento lento delle auto e dalla carenza di parcheggi. Inoltre, alle spalle dell’immobile vi è il mercato Fadini, già penalizzato dalla penuria di parcheggi, come evidenziato in un incontro degli operatori con il sindaco ed il vice sindaco nel febbraio del 2016, conclusosi con la promessa di avviare i lavori di ampliamento dell’ex area Arena Artiglieria entro 30 giorni, e cioè entro marzo del 2016”.

Il nuovo inquilino dell’immobile si sarebbe impegnato a realizzare un piccolo parcheggio per 30 posti auto, “ovviamente – scrive Confcommercio – ciò servirà a mala pena a servire la clientela del supermercato; non metterà infatti a disposizione del quartiere nuovi posti auto. Dunque, non solo si sottrae alla zona una importante funzione di servizio, ma addirittura si andrà a peggiorare l’esistente. Si lascia all’Amat, la municipalizzata dei trasporti urbani, la decisione di dare il via libera ad un’ attività commerciale che andrà a penalizzare ulteriormente la rete commerciale dell’area già in sofferenza, senza una benché minima programmazione e senza tener conto della pianificazione commerciale urbana. Si sarebbe potuto almeno puntare su un attrattore economico-culturale leggero (una libreria, un luogo di aggregazione, un’ area fitness, del tempo libero) che desse risposte ai bisogni socio- economici dell’area urbana. Confcommercio Taranto vigilerà sulla compatibilità urbanistica e commerciale della nuova struttura, dichiarando sin da ora che si opporrà a qualsiasi comportamento non a norma”.

Anche i componenti del “tavolo del Fare”, Confesercenti, CNA, Confartigianato Taranto, Unsic, Upalap, intervengono nel dibatitto. “Un luogo che si riqualifica e si sottrae all’abbandono, all’incuria o all’inciviltà è sempre una buona notizia – scrivono – e non sfugge a chi come noi rappresenta il mondo del commercio e dell’artigianato e che quindi ogni giorno è costretto a misurarsi con i problemi di bilancio delle proprie attività, l’intento dell’Amat di cancellare una voce di costo passivo come l’ex Upim dai propri conti. Ma il progetto di ulteriore espansione della media distribuzione in quel contenitore sconta ancora oggi il peccato originale di una scarsa attenzione nei confronti di un settore che più del comparto industriale, manifatturiero o agroalimentare è il vero PIL di questo territorio, con oltre 13mila imprese attive e un numero di addetti totali e quindi di occupazione di 23.505 unità”.

Commercianti ed artigiani parlano di “peccato originale” richiamando alla memoria gli atti che negli anni ’90 fecero entrare di diritto la proprietà dell’ex UPIM nei cespiti del Comune di Taranto. “Quell’operazione finanziata con circa 8 miliardi di lire di soldi pubblici è ancora oggi una patata bollente nelle mani del Comune di Taranto che frettolosamente fa aprire in quel contenitore un altro discount mentre si sarebbe potuta avviare una consultazione con la rete di imprese commerciali e artigiane locali nell’intento di realizzare una galleria del piccolo commercio”.

Secondo le associazioni “negli ultimi due anni, anche per la pressione della grande distribuzione, sono scomparsi a Taranto oltre 600 attività commerciali e oltre 200 attività artigiane desertificando intere aree urbane. Qui un tempo capitava che con il cosiddetto “libretto della spesa” che si saldava a fine mese, il salumiere, il macellaio, il panettiere facesse credito all’operaio. Quella funzione sociale in chiave moderna va recuperata, perché quegli esercizi commerciali che sopravvivono come giapponesi irriducibili, sono spesso anche il fronte estremo che accompagna i più deboli nell’affrontare il grande tema della solitudine delle nostre città. Una economia di prossimità che al di là dei parcheggi, delle luci accese, e persino della movimentazione di danaro, è il grande valore aggiunto di una città che deve tornare al commercio in maniera diversa e adeguata ai tempi”. Anche Confesercenti, CNA, Confartigianato, Unsic e Upalap vigileranno sulla regolarità del bando e delle prescrizioni relative all’assegnazione del contenitore dell’ex Upim.