Salute
Falda e acque avvelenate, nuovo disastro ambientale per Taranto? Indaghi la Procura
I veleni accumulati nel sottosuolo del parco minerali Ilva hanno contaminato la falda? Perchè nessuno è intervnuto? Per quali scopi sono state utilizzate le acque contaminate? Dopo la denuncia sugli organi di informazione, è arrivata la denuncia vera e propria ai carabinieri di Taranto. A depositarla un gruppo di attivisti di Peacelink (Antonia Battaglia, Fulvia Gravame, Carlo Gubitosa, Luciano Manna, Alessandro Marescotti, Piero Mottolese) cui si sono aggiunti Giuseppe D’Aloia e Giuseppe Roberto come cittadini interessati.
Il dossier illustrato nei giorni scorsi alla stampa è stato consegnato all’attenzione della Procura “affinché si individuino tutte le responsabilità del disastro ambientale che ha compromesso il suolo, la falda superficiale e la falda profonda di Taranto, in corrispondenza dei parchi minerali Ilva. Una miniera di sostanze cancerogene, genotossiche e neurotossiche emerge dai recenti carotaggi nell’area di stoccaggio”.
“Si tratta di aree che per anni – spiega Peacelink – in assenza di una copertura, sono state bagnate senza considerare le conseguenze sulla falda, senza che ci fosse una effettiva impermeabilizzazione del suolo e senza un efficace sistema di raccolta globale delle acque piovane. E’ improcrastinabile la messa in sicurezza d’emergenza delle aree interessate per evitare il protrarsi e l’aggravarsi della contaminazione”.
Purtroppo, ancora una volta, le speranze di fare luce su quello che sembra l’ennesimo disastro ambientale per Taranto, sono riposte nella magistratura. La classe politica e amministrativa, infatti, in questi anni è ripetutamente intervenuta per bloccare, arginare e procrastinare decisioni e prescrizioni di magistratura e organi di controllo.
“E’ urgente che la magistratura – scrivono i firmatari dell’esposto – si occupi direttamente di quanto è accaduto al suolo profondo e al sottosuolo supplendo alle lungaggini delle procedure amministrative, individuando le responsabilità della contaminazione e interrompendo i tatticismi che hanno consentito in questi anni agli avvocati dell’Ilva di procrastinare sine die la messa in sicurezza d’emergenza della falda. E’ il momento di bloccare la catastrofe e di individuarne gli artefici. I cittadini chiedono alla Procura che si indaghi in base alle seguenti ipotesi di reato: avvelenamento di acque e disastro ambientale”.
Numerosi e delicati i punti da chiarire: “Vogliamo sapere se l’acqua avvelenata dai metalli pesanti è stata usata per irrigare la terra e se vi è il rischio di contaminazione dei prodotti agricoli. Vogliamo sapere se vi è tracciabilità degli stessi, se i consumatori possono esercitare un controllo informato e il diritto di non acquistare i prodotti che provengono dalle aree interessate dalla contaminazione. Vogliamo sapere se vi sono controlli sui metalli pesanti nella frutta e nella verdura e dove si possono scaricare i rapporti di prova di tutte le analisi relative alla sicurezza alimentare. La Asl deve trasformare in proprio sito in una vetrina dove poter consultare tutte le analisi degli alimenti con la georeferenziazione dei punti di prelievo. Occorre dotare gli organi di controllo di analizzatori portatili di metalli XRF per individuare in real time sul suolo i metalli pesanti alla presenza dei cittadini che vogliano collaborare, segnalare e controllare. Vogliamo la verità su chi ha provocato il disastro ambientale nelle viscere della terra e vogliamo che si intervenga subito senza aspettare la vendita dell’ILVA o il suo fallimento. Non si può aspettare oltre. Quello che è accaduto in questi anni è moralmente una vergogna nazionale oltre che un’offesa alla giustizia e alla legalità”.