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Ilva Football Club, Tamburi come lo conoscevano solo i tamburrini…

Pubblicato | da Angelo Di Leo

I poeti un giorno presero il posto dei fiori. Le strade di Tamburi cambiarono nome. Come l’aria che dal quel 9 luglio 1960 non sarà  più la stessa… a Tamburi… a Taranto… ovunque nel circondario del veleno. Un operaio francese disse: se alcuni animali muoiono e i fiori non crescono più, scappate via. Lasciate questo quartiere… 

E in via Orsini alla sera minuscole lucciole illuminavano tutto… prima del 1960.

E’ uno dei fatti, tanti, brevi e potenti, così periferici  e veri da centrifugare l’anima di chi legge, che Ilva Football Club schiera sul rettangolo grigio del quartiere Tamburi dove l’alba e il tramonto segnavano il turno unico del calcio mentre gli altri tre, quelli al di là delle collinette, cartellino alla mano, si portavano via i calciatori per otto ore. E una volta usciti dall’Ilva, “si ricomprano la vita” (scriverà Pasquale Pinto).

Lorenzo D’Alò, penna sopraffina del giornalismo tarantino, uno che della punteggiatura del calcio  (che poi è spicchio agrodolce di vita) conosce tutti i parametri. E Fulvio Colucci, osservatore ionico dei fatti così come avvengono, critico e provocatore per indole, capace anche di dissentire su un  punto, e dal suo coautore, presentando il libro nella libreria Mondadori (ieri sera).

Gente che sa quel che scrive e che sa quel che dice, insomma, firma questo reportage della memoria e riannoda un filo che nessuno davvero intende spezzare. E dunque eccoli gli undici uomini sulla cassa del calcio di Tamburi, forziere da scardinare per riscoprire cimeli e riscrivere aneddoti. Una squadra ideale di gente che ha macinato campi di terra ferrosa e lavorato il ferro perché diventasse acciaio. Fluidificanti della colata continua, centromediani del tubificio, metodisti alla coke, punte che vincono un litigio banale con un semplice abbraccio, quello sincero, più bello, dopo un assist e un gol. Senza tornarci su… sino alla morte.

Un libro breve ed intenso, capace di trasferire emozioni e impartire lezioni su Tamburi quartiere paradiso di Taranto, natura… mare… bambini che scambiano il primo indimenticabile bacio e ciminiere che pungono, come aghi drogati,  un orizzonte che oggi per forze di cose è offuscato.

Tamburi com’era ai tempi di Pelè e come sarebbe stato ai tempi di Causio, di Baggio e di Totti se soltanto ci si fosse fermati a pensare. Un momento prima di inaugurare  quel mostro e distribuire pasticcini alla popolazione. E Ciccio Cavallo non avrebbe avuto il “caricatone” da sua madre, tornato tardi a casa dopo essersi intrufolato al banchetto di Stato, (aveva 9 anni…)  in quella giornata che non avrebbe dimenticato. Lui come tutti i tarantini…