Sul Pezzo
Truffe e abusivismo, quando l’offerta turistica diventa una giungla
Offerte imperdibili, case-vacanza da sogno a due passi dal mare. La rete è prodiga di vere occasioni e di tante opportunità, ma anche di truffe dalle più raffinate a quelle grossolane. Quello dei B&B è un settore cresciuto enormemente negli ultimi anni, anche a Taranto. Un comparto, però, in cui accanto ad operatori seri, scrupolosi e preparati, ci sono molti casi di irregolarità e di improvvisazione che, alla fine, penalizzano la stessa immagine del territorio. Nei giorni scorsi la Guardia di finanza ha sequestrato un complesso di case vacanze a Lido Bruno (San Vito) perchè del tutto abusivo. A Gallipoli sempre le Fiamme gialle hanno scoperto otto strutture abusive. Insomma, basta poco per portare alla luce quella che forse è la punta di un iceberg. Turismo, accoglienza, promozione del territorio non possono e non devono prescindere dal pieno e totale rispetto delle regole. La giungla non è mai accogliente!
In questo senso interviene Confcommercio Taranto. “Da Nord a Sud – si legge in un documento – le piattaforme turistiche più gettonate sono stracolme di offerte di posti letto in case vacanza e B&B non presenti negli elenchi comunali ai quali devono necessariamente iscriversi le strutture che svolgono attività ricettiva a prescindere se si tratti di attività a conduzione familiare (sino a 9 posti letto) o imprenditoriale (18 posti letto), Legge regionale n.27 del 2013 . L’esercizio dell’attività di B&B è consentito previa segnalazione di inizio attività (SCIA) da presentare al SUAP del Comune in cui si trova l’immobile, l’unica differenza tra le due tipologie consiste nell’obbligo di iscrizione al Registro delle imprese della Camera di commercio, al quale sono tenuti i B&B imprenditoriali. Per il resto vi sono una serie di obblighi (tra i quali quello di pubblica sicurezza) ai quali devono attenersi entrambe le tipologie, compreso il rilascio al cliente di una ricevuta, che naturalmente è fiscale nel caso di attività con partita IVA (imprenditoriale), obbligo che riguarda anche le casa vacanza”.
A Taranto, ma anche nei comuni della provincia, “i Bed and Breakfast cosiddetti familiari ( cioè senza partita Iva) secondo gli elenchi comunali del 2015 sarebbero un centinaio e solo tredici quelli imprenditoriali. Andando a curiosare nell’offerta dei portali si evince una disponibilità superiore a nove posti letto (anche per i B&B inseriti negli elenchi comunali dei non imprenditoriali), e addirittura vi sono presenti strutture non menzionate negli elenchi. Basterebbe perciò un semplice controllo a campione , come fatto recentemente a Venezia, Bari e la scorsa settimana nella cittadina salentina, per far emergere le irregolarità. A Gallipoli ad esempio si sono effettuate controlli on line su strutture che, monitorate per qualche giorno, sono effettivamente risultate operative benché non autorizzate”.
Secondo Confcommercio Taranto “è chiaro che questo è certamente un modo per monitorare un settore, ma ve ne sono altri, che anche a Taranto e in tutta la provincia genera profitti in nero e che rappresenta una forma di concorrenza contro la quale le strutture in regola (alberghiere e non) sono perdenti. Taranto non può essere diversa dalle altre città della Puglia, dove la vocazione turistica si misura anche nelle azioni di tutela che le istituzioni mettono in campo in difesa del tessuto imprenditoriale sano. L’auspicio è questa volta (l’ennesima) l’appello di Confcommercio non cada nel vuoto e che chi istituzionalmente ‘deve’ faccia il suo compito, mettendo in campo una adeguata strategia”.