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Rapporto Ecomafia 2016, la mappa dei reati a Taranto e Puglia

Pubblicato | da Michele Tursi

Lo sfruttamento selvaggio dell’ambiente, la sua devastazione, restano tra i mali principali della nostra nazione, al pari della corruzione che anzi, diventa sempre più spesso l’altra faccia delle ecomafie e degli ecoreati. E’ un quadro in chiaroscuro quello tratteggiato da Legambiente nell’edizione 2016 del rapporto Ecomafia. Lo scorso anno, complessivamente, sono diminuiti gli illeciti ambientali accertati che sono stati 27.745 cioè più di 76 reati al giorno, più di 3 ogni ora. Salgono a 188 gli arresti, mentre diminuiscono le persone denunciate 24.623 e i sequestri 7.055. Sono 18mila gli immobili costruiti illegalmente. In calo le infrazioni nel ciclo del cemento e dei rifiuti. Crescono, invece, gli illeciti nella filiera agro-alimentare, i reati contro gli animali e soprattutto gli incendi, con un’impennata che sfiora il 49%. Roghi che hanno mandato in fumo più di 37.000 ettari, più del 56% si è concentrato nelle quattro regioni a tradizionale insediamento mafioso (Campania, Sicilia, Calabria e Puglia).

In calo il business delle ecomafie che nel 2015 è stato di 19,1 miliardi, quasi tre miliardi in meno rispetto all’anno precedente (22 miliardi). Un calo dovuto principalmente alla netta contrazione degli investimenti a rischio nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa, che hanno visto nell’ultimo anno prosciugare la spesa per opere pubbliche e per la gestione dei rifiuti urbani sotto la soglia dei 7 miliardi (a fronte dei 13 dell’anno precedente). Sono questi i primi dati che emergono da Ecomafia 2016 di Legambiente, le storie e i numeri della criminalità ambientale in Italia, edito da Edizioni Ambiente con il sostegno di Cobat, e presentato oggi a Roma al Senato.

ecomafia4_0Nonostante il calo complessivo dei reati nel 2015, cresce l’incidenza degli illeciti nelle quattro regioni a tradizionale insediamento mafioso (Calabria, Campania, Puglia e Sicilia), dove se ne sono contati ben 13.388, il 48,3% sul totale nazionale (nel 2014 l’incidenza era del 44,6%). La Campania con 4.277 reati, più del 15% sul dato complessivo nazionale, è la regione con il maggior numero di illeciti ambientali seguita da Sicilia (4.001), Calabria (2.673), Puglia (2.437) che nel 2014 si era conquistata la prima posizione per numero di reati,  e Lazio (2.431). Anche su base provinciale la Campania gode di un primato tutt’altro che lusinghiero: le province di Napoli e Salerno sono tra le due più colpite, rispettivamente con 1.579 e 1.303 reati, seguite da Roma (1.161), Catania (1.027) e Sassari (861).

Per quanto riguarda la Puglia, i reati accertati nel settore rifiuti sono 457, 430 le denunce, 196 i sequestri, 1 arresto. La provincia con il maggior numero di infrazioni è Foggia (122), seguita da Bari (112), Taranto (54), Lecce (50), Brindisi (44), Bat (2). A Taranto, però, c’è il numero più alto di denunce: ben 98, 22 sequestri e un arresto

I rifiuti in Puglia. I numeri

L’illegalità nel ciclo dei rifiuti in Puglia. I dati suddivisi per forze dell’ordine
Cta-Cc Gdf Cdp Cfs Ps Polizia provinciale Totale
Infrazioni accertate 73 86 58 240 0 0 457
Denunce 78 132 58 162 0 0 430
Arresti 0 1 0 0 0 0 1
Sequestri 39 86 3 68 0 0 196
Fonte: elaborazione Legambiente su dati forze dell’ordine, Capitanerie di porto e Polizie provinciali (2015)
La classifica provinciale dell’illegalità nel ciclo dei rifiuti in Puglia
Provincia Infrazioni accertate % su totale nazionale* Denunce Arresti Sequestri
1 Foggia 122 2,9% 80 0 28
2 Bari 112 2,7% 67 0 53
3 Taranto 54 1,3% 98 1 22
4 Lecce 50 1,2% 42 0 25
5 Brindisi 44 1% 63 0 29
6 Barletta Andria Trani 2 0% 2 0 0
Totale* 384 9,1% 352 1 157
Fonte: elaborazione Legambiente su dati forze dell’ordine, Capitanerie di porto e Polizie provinciali (2015) *esclusi i dati dei Carabinieri Tutela Ambiente

 

La corruzione è un fenomeno sempre più dilagante nel Paese, è l’altra faccia delle ecomafie, e facilita ed esaspera il malaffare in campo ambientale in maniera formidabile. Dal 1 gennaio 2010 al 31 maggio 2016 Legambiente ha contato 302 inchieste sulla corruzione in materia ambientale, con 2.666 persone arrestate e 2.776 denunciate. La Lombardia è la regione con il numero più alto di indagini (40), seguita da Campania (39), Lazio (38), Sicilia (32) e Calabria (27).

La pressione dell’abusivismo continua senza tregua e non si ferma nemmeno dinanzi alla crisi generale del settore edilizio. Secondo le stime del Cresme, se nel 2007 l’abusivismo edilizio pesava per circa l’8% sul totale costruito, nel 2015 la percentuale è pressoché raddoppiata e destinata in prospettiva a crescere anche negli anni a seguire. Detta in altro modo, nel 2015 sarebbero stati costruiti altri 18.000 immobili completamente fuori legge. Impressionanti anche i dati complessivi sul ciclo del cemento: nel 2015 sono stati accertati quasi 5mila reati, 13 al giorno, e sono stati effettuati 1.275 sequestri. La Campania si conferma regione leader, con il 18% delle infrazioni su scala nazionale, davanti a Calabria, Lazio e Sicilia. Anche su scala provinciale, quelle campane battono tutte le altre, con in testa Napoli (301 reati), poi Avellino (260), Salerno (229) e Cosenza (199). Ecco le tabelle della Puglia relative agli abusi edilizi.

 

Il cemento in Puglia. I numeri

L’illegalità nel ciclo del cemento in Puglia. I dati suddivisi per forze dell’ordine
Cta-Cc Gdf Cdp Cfs Ps Polizia provinciale Totale
Infrazioni accertate 8 51 134 239 0 0 432
Denunce 5 115 134 251 3 0 508
Arresti 0 0 8 1 0 0 9
Sequestri 3 51 37 67 0 0 158
Fonte: elaborazione Legambiente su dati forze dell’ordine, Capitanerie di porto e Polizie provinciali (2015)
La classifica provinciale dell’illegalità nel ciclo del cemento in Puglia
Provincia Infrazioni accertate % su totale nazionale Denunce Arresti Sequestri
1 Foggia 166 3,4% 144 1 47
2 Bari 78 1,6% 105 0 39
3 Taranto 58 1,2% 70 0 16
4 Lecce 54 1,1% 89 0 23
5 Brindisi 53 1,1% 80 8 23
6 Barletta Andria Trani 15 0,3% 15 0 7
Totale 424 8,7% 503 9 155
Fonte: elaborazione Legambiente su  dati forze dell’ordine, Capitanerie di porto e Polizie provinciali (2015) *esclusi i dati dei Carabinieri Tutela Ambiente