Copertina, Piani Alti
Fusco, fondi persi: il silenzio imbarazzante del Comune di Taranto
Il solito silenzio, imbarazzante. Forse anche imbarazzato, e sarebbe comprensibile, da parte di un Comune che è riuscito nell’impresa di farsi sfuggire i fondi comunitari che aveva destinato alla riqualificazione di tre palazzi acquistati nel 2004 (giunta Di Bello) e che la giunta Stefano (durante il secondo mandato, a distanza di sicurezza dai guai del dissesto ereditato) non ha speso come avrebbe dovuto.
Siamo parlando del Fusco, il teatro benedetto che non c’è per il quale da un lato l’ente civico bandisce un concorso di idee (sette proposte pervenute) e dall’altro non si capisce con quali soldi andrebbe finanziata la realizzazione del progetto vincente; e stiamo parlando anche di Palazzo Troilo e Palazzo Carducci, luoghi dell’Isola che ancora aspettano. Loredana Capone, assessore regionale allo Sviluppo Economico, ha scritto a chiare lettere che bisognerà cercare altri fondi nella prossima agenda comunitaria (quella che scade nel 2020). E il Comune tace. La Regione intanto rimpalla a fronte di un Governo parla di ritardi, riferendosi alla delicata e più generale partita del Contratto Istituzionale di Sviluppo per Taranto, mentre a Palazzo di Città si discute solo di verifiche di maggioranza, strapuntini e poltroncine da assegnare. Lo chiamano “programma di fine legislatura”. Ma siamo abituati a conoscerlo come “trampolino per la campagna elettorale che si avvicina”. Un quadro sconfortante nel quale si incastra un’altra vicenda, quella legata ai conti municipali degli ultimi anni (il dissesto 2006 è lontanissimo… !!!!!!) e sulla quale torneremo dettagliatamente nelle prossime ore. L’unico ad aver dato un cenno è l’ex assessore regionale Gianni Liviano, che del Fusco e di quei finanziamenti persi si è occupato durante il suo brevissimo transito negli uffici della giunta pugliese. Liviano spiega i fatti alla Ringhiera, rispondendo ad una nostra precisa sollecitazione (la stessa inviata a Stefàno e Capone sulla nostra bacheca Fb: attendiamo cortese risposta).
“Durante il mio breve mandato da assessore ho organizzato due incontri a Bari in regione per salvare i fondi, che grazie all’incapacità dell’Amministrazione COMUNALE di Taranto, erano stati di fatto persi” accusa Liviano. “In Regione, con il capo di gabinetto, STEFANAZZI, i dirigenti CANDELA, BISCEGLIE e PELLEGRINO (i palazzi erano tre: Fusco, Troilo e Carducci erano affidati a tre assessorati regionali differenti) e ORLANDO (responsabile dei finanziamenti europei) ci siamo incontrati invitando anche l’Amministrazione comunale. Al posto del SINDACO venne l’architetto RUFOLO che ammise candidamente che nonostante numerose proroghe – ricorda l’ex assessore regionale, Liviano – il COMUNE non era in grado di andare a gara per l’avvio dei lavori nei.tempi previsti. Decidemmo allora con PALUMBO, direttore del mio assessorato, di chiedere al Tavolo CIS del Governo di porre in SALVAGUARDIA quei fondi. Quando lo chiesi, il SINDACO a Roma mi interruppe, dicendo al sottosegretario De VINCENTI (eravamo Palazzo CHIGI) che il mio intervento doveva considerarsi superato perché proprio quel giorno avevano indetto il bando sul FUSCO”. E siamo a fine 2015. “In quella circostanza – chiude Liviano – io gli dissi “Ma come? io provo ad aiutarti e tu pur di fare bella figura rischi di perdere i soldi? Dopo qualche giorno, io fui fatto fuori. Adesso, al Tavolo CIS ho appreso che ci sono nuovi problemi” chiude Liviano.
CONFCOMMERCIO: SI VADA AVANTI, PRESCINDENDO DALLE RESPONSABILITA’
Ecco il commento giunto in redazione da Confcommercio Taranto. “Il Governo richiama la Regione che a sua volta bacchetta il Comune. Ancora una volta è di scena lo scarica barile. Intanto i palazzi Troilo, Carducci e l’ ex cinema-teatro Fusco restano lì, testimoni muti e semidecadenti di un tempo glorioso, mentre la città – sempre più in affanno- vede chiudere uno dopo l’altro negozi ed attività, e ridursi la capacità di sviluppare economia e di produrre posti di lavoro.
Tutte le speranze sono concentrate sul CIS, il Contratto Istituzionale di Sviluppo, che dovrebbe finalmente aprire la strada ad una serie di progetti che dovrebbero ridare fiato (anche attraverso la riqualificazione degli ambiti urbani e dei contenitori di pregio) ad una comunità che è ormai in debito di ossigeno da troppo tempo. Il Contratto riguarda: le bonifiche ambientali, la Città Vecchia, l’ arsenale militare, la portualità, il nuovo ospedale. Non ci sono i progetti di ristrutturazione dei tre immobili, o meglio ci sono – nel senso cioè che sarebbero stati accettati nel CIS- ma, non ci sarebbe la copertura finanziaria.
Il Comune, da quanto si apprende dalla stampa, per ora sembra non preoccuparsene e va avanti come se i fondi FERS 2007/13, con i quali si finanziava il recupero delle tre strutture, fossero ancora disponibili. La Regione intanto ribatte alle sollecitazioni del capostruttura dell’area tecnica del Tavolo, Giampiero Marchesi, “a dare concretezza e pragmatismo alla progettazione, sopratutto per quanto riguarda il piano finanziario”, facendo sapere che i progetti erano stati finanziati nell’ambito della precedente programmazione comunitaria, ma che oggi occorre intercettare nuove risorse, e che la copertura finanziaria potrebbe arrivare dal Fondo per lo Sviluppo e la Coesione 2014/20.
Probabilmente non ha torto l’ assessore regionale Loredana Capone quando fa sapere che le risorse erano disponibili e che il Comune di Taranto non le ha utilizzate a tempo debito. La stessa Confcommercio più volte è intervenuta per sollecitare Sindaco e assessori ad attivarsi per non incorrere nel rischio di perdere le risorse già assegnate. A giugno scorso i Giovani Imprenditori di Confcommercio organizzarono una manifestazione pubblica dinnanzi al Fusco e in quella occasione il Comune intervenne, dettando tempi e modalità di intervento.
Purtroppo, è vero: la storia del Fusco va avanti dal 2004 tra annunci, progetti e gare. E’altresì vero però che non si può continuare a girare in tondo, attorno alle responsabilità ed alle incapacità vere e presunte di questo e quello. E’ giunta l’ora di mettere un punto e di lavorare tutti nelle stessa direzione. La Regione faccia la sua parte e lo faccia al meglio e se occorre sopperendo alle eventuali carenze di altri Enti. Ai Tarantini non interessa chi dei due Enti sia più efficiente, pragmatico e meglio strutturato, se il Comune o la Regione. La storia di Taranto poco propositiva e poco concludente, sembra il classico dito dietro il quale vanno a nascondersi tutti. Sarebbe una sconfitta per tutti, Regione compresa, se Taranto non fosse messa nelle condizioni di cogliere al meglio le opportunità offerte dal Contratto Istituzionale di Programma”.