Sul Pezzo
61 incidenti d’auto “uguali”, 144 persone nei guai
Sessantuno incidenti così uguali tra loro.. da destare sospetti. Centoquarantaquattro persone coivolte, e oggi deferite, otto dei quali indagati per associazione a delinquere finalizzata alla truffa. Diciotto compagnie assicurative danneggiate da questa presunta organizzazione che studiava e relizzava incidenti falsi per polizze… vere.
La Squadra di Polizia Giudiziaria della Sezione Polizia Stradale di Taranto, diretta dal vicequestore aggiunto Nicola Manzari, su coordiamento del Sostituto Procuratore della Repubblica Lanfranco Marazia, della Procura della Repubblica di Taranto, ha deferitoa vario titolo 144 persone in “concorso tra loro per i reati di associazione a delinquere finalizzata alla truffa (8, in particolare) ai danni di 18 compagnie assicurative (Sara Assicurazioni, la Donau, Allianz, National Suisse, Axa Assicurazioni, Unipol-Sai, Novit, Aviva, Cattolica, Fata, Helvetia, Assimoco, Generali, Groupama, Cattolica, LLOYD Adriatico, Intesa San Paolo, Toro Assicurazioni, Alleanza Toro), nonchè di truffa, fraudolento danneggiamento di beni assicurati e falsa testimonianza”. L’indagine, denominata “Creta”, in riferimento al luogo (Grottaglie) sede dell’associazione a delinquere e teatro del maggior numero di sinistri stradali falsi, traeva origine dalla querela presentata dalla compagnia assicurativa SARA, riguardante 6 sinistri stradali che vedevano coinvolta sempre la stessa vettura nell’arco temporale di soli due mesi. Incidenti in occasione dei quali il dispostivo Movi Truk, installato dalla compagnia sulla vettura, segnalava delle discrasie riguardanti eventi crash e relative posizioni satellitari, rispetto a quanto denunciato dagli assicurati.
L’analisi della documentazione prodotta dalla compagnia assicurativa, unitamente ai dati estrapolati dalle banche dati in uso alla Polizia di Stato, permetteva così di allargare gli orizzonti investigativi, mettendo in discussione l’effettivo verificarsi di 61 dinistri stradali che presentavano evidenti analogie, ma soprattutto evidenti criticità tali da far ipotizzare un’unica gestione dell’azione criminosa. In particolare, quasi tutti gli incidenti stradali venivano denunciati come accaduti nel Comune di Grottaglie e/o nei paesi limitrofi. Nella maggior parte dei casi, i sinistri venivano denunciati come avvenuti tra tre veicoli e con dinamiche similari: un iniziale tamponamento tra due veicoli che culminava con una successiva collisione tra il veicolo tamponato ed un terzo veicolo, il tutto finalizzato ad ottenere un duplice indennizzo.
Negli eventi infortunistici, non si registrava mai la richiesta d’ intervento da parte delle Forze dell’Ordine e venivano denunciati esclusivamente danni materiali, finalizzati ad ottenere, ove possibile, un rapido risarcimento con la procedura prevista in regime d’ indennizzo diretto, spiegano dalla Questura.
Le autovetture, parte attive degli eventi infortunistici, venivano strumentalmente acquistate dai componenti del sodalizio criminoso al fine di denunciare, in un breve lasso temporale, una serie di falsi incidenti stradali, senza mai procedere alla registrazione presso gli Uffici PRA ed MCTC, dei relativi atti di vendita, al fine di celare la reale riconducibilità formale del veicolo, nel tentativo di dissimulare l’effettiva responsabilità nel concorso dei falsi sinistri stradali e, quindi, sterilizzare i controlli da parte degli uffici antifrode delle relative compagnie di assicurazione.
“L’indagine, particolarmente lunga e complessa, si avvaleva in un primo momento delle basilari tecniche investigative e comparative (attività tipiche e atipiche di polizia giudiziaria) e successivamente di operazioni tecniche di intercettazioni telefoniche (quest’ultime operate all’interno di uno studio legale) durate oltre quattro mesi – chiudono dalla Questura – queste consentivano di rilevare evidenti elemeti di reato nei confronti dell’organizzazione criminale che vedeva tra i promotori della stessa proprio un legale, che metteva a disposizione dell’organizzazione le proprie competenze tecniche giuridiche; l’attività investigativa metteva altresì in luce elementi di reato (seppur di natura inferiore) a carico di altri tre legali (di cui uno patrocinante una compagnia di assicurazioni. L’attività criminale ha permesso all’organizzazione di incamerare illeciti profitti a danno delle compagnie assicurative per circa 500 mila euro”.